Di Maurizio Viroli - www.laterza.it
Il sistema rappresentativo – parlamentare, ci hanno insegnato i suoi sostenitori, è preferibile alla democrazia diretta, ai sistemi monocratici (monarchie, principati, imperi, regimi totalitari), e alle oligarchie perché è più atto a produrre buone deliberazioni, vale a dire decisioni sovrane che sostengono l'interesse generale anziché quello del demos, di uno o di pochi.
Questo è vero se la maggioranza dell'assemblea rappresentativa è composta da persone che, pur non essendo sante, non si sono abbassate al rango di servi. In caso contrario il sistema rappresentativo parlamentare non è migliore del governo monocratico o oligarchico. Anzi, rispetto a una monarchia ha lo svantaggio, come osservava il cinico Hobbes, di essere più costoso per i poveri sudditi: il monarca ha bisogno di corrompere un numero tutto sommato tollerabile di favoriti; ogni parlamentare ha bisogno di corrompere con svariati favori un numero assai elevato di elettori e sostenitori. Un Cesare vero e proprio, come osserva Luciano Canfora, diventa allora una possibilità concreta e ragionevole. Non sarebbe neppure la prima volta. L'affermazione del regime di Mussolini fu resa possibile, è noto, da una lunga degenerazione del sistema rappresentativo-parlamentare.
Con la pratica dell'acquisto dei parlamentari al fine di rafforzare la propria maggioranza, il presidente del Consiglio si è del resto già posto fuori e contro la Costituzione. Lui, e non i parlamentari che sono usciti dalla maggioranza, si è reso colpevole di tradimento. La Costituzione afferma infatti a chiare lettere che i parlamentari rappresentano la nazione senza vincolo di mandato. Che cos'è il cambiare casacca in cambio di qualche beneficio se non accettare un mandato implicito ma imperativo più di qualsiasi ordine?
Non credo tuttavia che la causa del male sia il fatto che ha preso piede nella società politico-giornalistica il mito del bipolarismo. L'infatuazione per il bipolarismo è a mio giudizio il frutto di un deprecabile provincialismo ('facciamo anche noi come gli altri') o il furbesco tentativo di legittimare il potere enorme di Berlusconi ('è pessimo, ma almeno è un polo; l'altro verrà e saremo a posto'). Essa dimostra inoltre una superficiale conoscenza della storia e della società italiane, da sempre caratterizzate dalla presenza di una varietà di forze politiche e culturali che non possono essere racchiuse entro uno schema politico bipolare. Per giungere al bipolarismo sono state messe ai margini importanti tradizioni politiche, mentre altre sono state diluite al punto da diventare irriconoscibili; con la conseguenza che chi credeva in quelle idee si è allontanato dalla politica lasciando campo aperto a chi persegue soltanto il proprio interesse ed è quindi disposto a vendersi.
Ma causa vera della degenerazione sono gli uomini, non gli schemi politici. Scriveva Bagehot che "gli uomini del Massachusetts potrebbero far funzionare qualsiasi Costituzione". L'attuale classe politica italiana farebbe funzionare male anche il miglior sistema politico e la migliore Costituzione quale è appunto la nostra. Se poi ad una scadente classe politica aggiungiamo la presenza di un uomo che detiene un potere enorme e i molti pronti a vendersi nella generale indifferenza o acquiescenza, il futuro del sistema rappresentativo è irrimediabilmente compromesso.
giovedì 6 gennaio 2011
Causa vera della degenerazione sono gli uomini, non gli schemi politici
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1 commenti:
Maurizio Viroli ha eccellentemente focalizzato le ragioni "effettuali" per cui il bipolarismo si è presentato in questi anni come il classico dei "falsi obietivi" attraverso i quali la classe politica italiana è riuscita a sviare le profonde pulsioni al cambiamento che venivano dalla società italiana. Ma oltre ad un sempliciotto provincialismo che si ammanta di scientificità nel campo della “scienza politica” e che fa velo agli interessi elettoralistici delle due principali forze politiche italiane ( nel banco degli imputati non deve sedere solo Berlusconi, ma, anche, i dalemoni... ) è sul concetto di mito politico associato al bipolarismo che è necessario sviluppare l’analisi. Uno dei problemi delle moderne democrazie rappresentative è quello di essere apparentemente radicalmente deideologizzate, con il risultato, in ultima analisi, di una caduta verticale del senso della loro legittimità presso quella popolazione su cui pur dovrebbero trarre sostegno. Ecco allora che vengono proposti nuovi miti politici al posto della classe e/o della nazione, che erano miti sorti dalla filosofia politica, generati da una pseudo scienza politica, la cui scientificità sta unicamente nel fatto che apparentemente rifiutano alla radice il mito politico ma che, in realtà, non operano altro che una sua più sottile e furtiva reificazione. Questo e non altro è il mito politico del bipolarismo, che ben milita fra le meschine parole d’ordine che vengono sparse a piene mani nel pubblico dibattito per sviare l’attenzione da quella che dovrebbe essere un’autentica “vita activa”. Con l’ulteriore aggravio che, in questo caso, non si fa appello all’egoismo ma alla speranza di un miglioramento della democrazia che, come abbiamo visto nell’effettuale agire di questo “mito politico” nell’esperienza italiana, ha causato solamente un imbarbarimento della nostra vita pubblica.
Massimo Morigi
( massimomorigi@iol.it )
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